Museo dell'Arte Contemporanea Italiana in Esilio

MUSEO DELL'ARTE CONTEMPORANEA ITALIANA IN ESILIO

Il progetto ideato da Cesare Pietroiusti, in collaborazione con Alessandra Meo, Mattia Pellegrini e Davide Ricco, intende raccogliere su tutto il territorio italiano opere realizzate da personalità singole o collettive che svolgono attività creative sorprendenti, eterodosse, fuori dai circuiti della comunicazione mediatica.
Il Museo non avrà una sede fisica fissa: concepito come entità nomade sarà esiliato presso istituzioni museali e associazioni culturali estere.

lunedì 7 novembre 2011

Divino Pozzo - Il testo letto da Andrea Lanini il 18 giugno 2011 a Corte Nova, Venezia

I pozzi veneziani sono bellissimi perché sono tutti diversi l’uno dall’altro.
Venezia è una città sull’acqua che però non aveva l’acqua, per questo le famiglie ricche costruivano pozzi per i cittadini, usando tecniche raffinate di raccolta.
Diciamo che a Venezia dei privati si davano da fare per l’acqua pubblica.
L’importanza dei pozzi è anche simbolica il che è del resto evidente nella Bibbia. Infatti quando Cristo incontra la Samaritana ciò accade, guarda caso, accanto ad un pozzo.
Gesù stupisce i suoi stessi apostoli, non solo perché parla di sé come di colui che con la sua acqua spegne la sete dell’anima, ma anche perché parla con una donna, e questo non era normale.
Quando in un pozzo c’è l’acqua è una cosa normale.
Quando invece c’è il vino non è normale per niente.
Ciò che invece è normale in questo caso è pensare ad un'altra parabola, quella delle nozze di Cana.
Perché è in quella circostanza,come è noto,che Gesù muta l’acqua in vino.
L’episodio è rappresentato magistralmente, in un suo dipinto, da Paolo Veronese, e in un modo assai poco normale, La Vergine e Gesù quasi non si vedono.
Si vedono di più servitori di colore, nani, buffoni e poveri cani rannicchiati sotto i tavoli ad aspettare un boccone.
In primo piano ci sono quattro musici, due dei quali suonano la viola, uno il corno e un altro il violino.
La tradizione ci dice che quei musici sono Tiziano, Tintoretto, Bassano e vestito di bianco,lo stesso Veronese.
Ancora pochi anni prima, gli artisti non erano molto più in alto dei musici e dei buffoni, nella scala sociale.
Comunque lui trasforma la festa di Cana nella festa della pittura.
E la pittura veneziana, con i suoi straordinari colori è proprio come la musica.
Anche gli abiti dei convitati sono variopinti e raffinati, ricchi come quelli che li indossano.
Il pozzo di cartone invece è un povero pozzo.
E il cartone è un materiale così povero che non posso non tagliarlo a mano, con le forbici o con il taglierino, a seconda delle necessità.
I cartoni li incollo uno su l’altro con una fatica continua che fa pensare ad una specie di espiazione, il cui motivo sta forse in qualcosa di più personale del peccato originale.
I cartoni li cerco nei cassonetti e non soltanto in quelli bianchi, che a Roma sono riservati alla raccolta differenziata della carta, perché come è noto, i romani non la rispettano. Qualche volta ci rovisto dentro, ma cerco di farlo di nascosto, perché essere osservato mentre rovisto nei cassonetti un po’ mi imbarazza.
Una volta un giovane rom che andava in cerca di reperti nei cassonetti, armato di un carrello e di un ferro uncinato, mi ha visto e mi ha detto gentilmente : aspetta che ti aiuto io.
Un’altra volta in una fiera d’arte ho visto in uno stand un accumulo di cartoni e la giovane gallerista mi ha detto che era tagliato a mano e che per questo era più bello.
Non ho avuto difficoltà a crederle ma ho nascosto la mano destra per non far vedere i calli, perché lei mi aveva scambiato per un collezionista.
Essere scambiato per un collezionista è’ una cosa che mi capita spesso da quando ho i capelli bianchi e il fatto mi imbarazza perché non avendo mai pensato di vendere i miei accumuli a qualcuno, non vedo una ragione plausibile per comprare quelli degli altri.
Riguardo a queste cose, ho letto di recente una cosa interessante: “ E’ straordinario - scrive l’autore - che mentre sono aumentati a dismisura i prezzi che si pagano per le opere d’arte, l’arte stessa abbia perso ogni diritto al nostro rispetto. La verità è che gli artisti, come ognuno di questi tempi, mirano soltanto al guadagno e non alla fama, come ai tempi andati, quando i più nobili di loro consideravano l’arte come una via per giungere alla gloria e ne attribuivano la pratica finanche agli dei.”
Questa riflessione è davvero molto attuale, perchè è antichissima.
Infatti risale al primo secolo dopo Cristo, e colui che l’ha formulata, Plinio il Vecchio, autore della monumentale Historia Naturalis, può ragionevolmente essere definito un pozzo di scienza.

L'esilio del curatore - di Giulia Girardello

All’interno del Museo in Esilio, quale potrebbe essere il ruolo del curatore? Quali nuove pratiche curatoriali potremmo immaginare per non tradire il senso di questo progetto, per non compiere l’assurdo gesto di voler riportare in qualche modo dentro al sistema chi lo rifiuta?
Ho trovato molto significativo che Francesco “Piccio” (Stalker) concluda il suo intervento con questa non troppo ironica considerazione: “il problema sono i curatori...”, e che Chiaralice e Alessandro abbiano giustamente ricordato il legame tra i concetti di “curiosità” e “cura”.
Può il curatore stesso essere un outsider? Operare anche lui, come questi artisti, al margine? Essere eccentrico rispetto al sistema dell’arte? E, se sì, in che modo questo può tradursi in concreto?
Penso al lavoro di Aldo Piromalli, l’artista per e con il quale sto sviluppando la mia ricerca, e mi viene in mente una precisa operazione che lui compie da una decina di anni.
Oltre alle sue opere grafiche e letterarie, che invia a diversi destinatari nel mondo, Aldo spedisce la corrispondenza che arriva a lui da una giovane artista di San Francisco.
Aldo apre le buste (che sempre contengono disegni o prove di stampa in serigrafia), le richiude con nastro adesivo e, senza altro aggiungere, le inserisce in una seconda busta che invia, dopo averla compilata nel suo caratteristico modo, indicando come contenuto “present, cadeau, gift”.


Ricevere, leggere e passare. Inoltrare. Un regalo che ti arriva e che condividi, sotto forma di dono, con altri. Perché per te è interessante.
Certo, questo non ha alcun senso all’interno del circuito artistico istituzionale e nelle logiche della produzione culturale.
[Giulia Girardello]

EXIST-RESIST. Una narración de Talía Romero

Riflessioni di Talia Romeo sulla seconda parte del Laboratorio del "Museo in esilio" a L'Inadeguato progetto di Dora Garcia nel Padiglione Spagna della Biennale di Venezia.

http://theinadequate.net/blog/2011/11/exist-resist-una-narracion-de-talia-romero/
Space Metropoliz / Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio
In esilio sulla Luna
IL RIGOVERNATORE LUNARE
performance di Giuliano Nannipieri
sabato 22 ottobre 2011 - ore 15,00 - Metropoliz_città meticcia - via Prenestina 913 - Roma
“[...]La lepre pesta nel mortaio il filtro, trae l’essenziale e rigoverna, va nella case di tutti ed entra in contatto con l’essenziale di ognuno, va e rigoverna va e paga per entrare in contatto con l’essenziale, con ciò che ha reso ognuno tranSITOriamente immortale. Riflette ed elabora l’eternità  paga per essere un riflesso di un nuovo mondo dove si paga per aiutare, - è un regalo a  se stessi avere la possibilita di spendersi per gli altri- dove la sperimentazione scientifica è tutt’uno con la vita, con la casa  e gli affetti, senza  acceleratori  .piuttosto decelerando, ascoltaldo dei sughi le tracce residue, l’inafferrato, l’inafferrabile[…]”  
(Giuliano Nanniperi)
Metropoliz, spazio di sperimentazione sociale e abitativa, rappresenta uno di quei luoghi in cui la produzione culturale si esprime liberamente perché estranea all’autocelebrazione mediatica che tende a sottrarsi a voci critiche. Uno spazio dove si creano piani di realtà e di densità di significato che mancano nei luoghi deputati all’arte e alla cultura.
Ed è in questo luogo che Giuliano Nannipieri darà vita alla performance Il Rigovernatore lunare. Impegnato nell'ultimo periodo in una ricerca basata sul concetto del “pagare per esistere”, ribalta la logica del rapporto governatore/governato andando come la lepre lunare di una favola cinese a ri-governare le case degli abitanti della Città Meticcia.
Il “Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio” , progetto di Cesare Pietroiusti, curato da Alessandra Meo, Mattia Pellegrini e Davide Ricco, promuove su tutto il territorio italiano una ricerca con lo scopo di individuare personalità singole o collettive che svolgono attività creative sorprendenti, eterodosse, fuori dai circuiti della comunicazione mediatica. Si intendono esplorare anche le aree della ricerca scientifica o para-scientifica, dell’attivismo politico o della pratica simil-religiosa, specie quelle che si esprimono in forme non omologabili né definibili al'interno di paradigmi disciplinari, ideologici o rituali prefissati.
Il Museo si muove lungo i margini di luoghi fisici o ideali per indagare le pieghe entro cui nascono e si sviluppano forme altre di espressione artistica. Produzioni nate dall’esilio e che saranno destinate all’esilio: la collezione che si andrà a formare sarà infatti esposta esclusivamente fuori dal territorio italiano.
Giuliano Nannipieri, performer, poeta e filosofo livornese, lavora come maestro elementare. Si è occupato in questi anni di parassitismo artistico attraverso azioni non autorizzate in istituzioni come il Museo Pecci di Prato o la Biennale di Venezia. Da circa un anno collabora al progetto Museo dell’arte contemporanea italiana in esilio.

"Movimento : non rompeteci il razzo" testo di Giuliano Nannipieri sulla sua futura performance a Metropoliz

Movimento : non rompeteci il razzo ( e soprattutto non rompiamocelo o almeno facciamolo con poesia)

Non  riesco a scrivere ne a leggere…. mi si è vertiginosamente abbassata la vista così ho comprato, a dieci euro, un paio di occhiali “ da vicino” in un market cinese: non riesco ad usarli  per  più di dieci minuti dopo di che vengo preso da  una sorta di nausea, un capogiro una vertigine ….che mi sottraggono allo studio, alle pratiche di lettoscrittura : torno così finalmente all’oralità, ai canti,  alla campagna da cui provengo, alle veglie e alle narrarazioni; la caduta della vista mi emancipa definitivamente da tutti i supporti: dalla carta, dalla stoffa, dalla tela, dai monitor…dall’ obbligo di trasferire pensiero su supporto presunto duraturo permanente ……. desidero solo ballare mangiare dormire fare l’amore …

Movimento uno: caduta del lavello / acquaio

Fuggito in cucina con vertigini da lettura, nel rifugio del “ rigovernare”, “fare i piatti”in un percorso di lotta quotidiana all’ entropia domestica,  ho sentito  all’improvviso cedermi di fronte la pesante struttura dell’acquaio (non starò qui a raccontare dello spavento e di come sia  riuscito ad evitare in exstremis che un pesantissimo acquaio di maiolica mi crollasse sui piedi con chissà quali nefande conseguenze - piuttosto mi dilungherò sul chiosare le differenze fra acquaio e lavello, collocandomi io nella schiera di coloro che dicono comicamente acquaio.
 Evocare la danza del fanciullo eternamente giocante  pas paizon serve a richiamare l’aion  il cosmocaos originario, l’aiola che con etimo analogo contiene l’ordine disordine della natura, lo sciame, l’aiolo cosmico; ecco così  che l’acquaio mi pare come l’aiola dell’acqua, il luogo deputato all’ordine sciamante dell’acqua, l’acquaio come luogo di addomesticamento , in cui l’acqua è to perform, addestrata imbrigliata e tuttavia non imprigionata; passa, gioca, lavora e se ne va via, come i semi dalle aiole, come le api dall’alveare, come la materia dai vari cosmo.
L’ acquaio mi è crollato sui piedi, mi è crollato addosso un sistema di organizzazione del tempo, sono in fuga …ma i piedi sembrano salvi…
Mentre il lavello evoca il fare funzionale, il lavare appunto piuttosto che la materia cui lo spazio è vocato; acquaio conseguentemente  è il luogo della acque, c’è qui il rispetto per il divino sebbene usato, asservito - con la consapevolezza della grazia che questi accorda; acquaio: sacrario delle acque, aiola delle acque. Lavello invece nomina la funzione, spoetizza, riduce ad un visus dell’umano che altro non è  se non ciò che fa. Ma in toscana l’umano non si riduce alle opere e le opere anzi sono belle e acquistano un senso perché sono un riflesso dell’umano, del segreto umano che rinvia al divino, alla natura, al cosmo anzi all’aion nel suo complesso : poterlo illusoriamente imbrigliare è solo teatro, il corpo è un teatro, uno dei tanti  teatrini del cosmo; il corpo  è l’acquaio della natura, del cosmocaos che manifestiamo- ecco ci potremmo nomare cosmocaosaio. Di contro con etimi maniacal ludici potreste oppormi il lavello  d’oro-  rapidamente ribatto che non mi interessano percorsi iniziatici, ne soggetti buoni per il cinema americano ; di base è già troppo quello che possediamo: il nostro problema non è trovare qualcosa ma liberarci di quello che abbiamo, liberarci del troppo-  donare piuttosto che conquistare ……….anche delle sperimentazioni sui neutrini se ne potrebbe fare a meno, come di aerei da guerra miliardari del resto

E qui parlo di lepre lunare :

Capisco dunque il bisogno di fuggire  per liberarsi da ciò che ci circonda- fuggire sulla luna per liberarsi di gagj e del capitalismo imperante……. come liberarsi del capitalismo ?: andando sulla luna appunto ! Benissimo ! Vi seguo

Appunti 2

Mentre tenevo l’acquaio premendoci contro il corpo, il sesso, le cosce perchè non crollasse rovinosamente pensavo che non avrei retto a lungo- sono rimasto così per  un ‘ora- poi preso da furia e disperazione con un piede sono riuscito a mettere una sedia ed il tavolo a contrasto con l’acquaio  bloccandolo. Nei giorni successivi vista la pesantezza straordinaria si è posto il problema dello smaltimento, fra le ipotesi si è profilata quella del romperlo- previa copertura con tappeti – a mazzate: non ce l’ho fatta mi dispiaceva……è di un bianco porcellana con riflessi davvero a tal punto evocativi, che non si poteva toccare e poi pensando a tutta l’acqua che c’era passata trasformando la casa in uno snodo di materie ..fluidificandola…inoltre messo così, lontano dalla parete, isolato mi è apparso come un’ astronave, una navicella lunare appunto. Quando mi hai telefonato avevo letto da pochi minuti un testo sulla mitologia cinese in cui si racconta della lepre lunare…  la coincidenza non poteva non fare testo visto il progetto di cui mi avevi parlato: 
la lepre fa un filtro, vive sulla luna, e prepara un filtro, un elisir :”pesta in un mortaio l’essenza dell’immortalità” 
L acquaio in realtà beve/ non divora– entra in contatto, deterge digerisce - in fase preparatoria e di smaltimento, riordino - tutto quello che noi mangiamo…incontra in forma di traccia, residuale;  ecco ad essere anaiplatonici e piuttosto nomadici, parlerei di "essenzialità" per ciò che resta, per l’inafferrabile…. penso al sugo che resta ostinatamente aderente al piatto e che non viene mangiato a meno che non se ne colga l’essenza- della pasta appunto- facendo la scarpetta: ora l’essenziale sfuggito al desco nell’acquaio si mischia ad acqua e solventi producendo un elisir che trascina fuori dalla casa il tutto verso il mare e rende il tutto nuovamente disponibile? in un percorso analogo a quello che il cibo fa dentro di noi  rendendoci transitoriamente immortali,,,, 
  Mortaio…..luogo in cui la morte sta come in aiola….. macinare fino ad atomizzare a rendere la materia nuovamente usabile: morte come scomposizione essenziale: :mi penso  disidratato dopo i processi di marcescenza e perdita dei liquori corporei e poi triturato dalla morte: materia pronta a riprendere nuove posizione nel cosmocaos, una particella sul naso di un cane in un piccolo paese sugli appennini , altre per un po’ volanti, alcune nella cacca/ bava di una lumaca , altre nel guscio d’uovo di una tartaruga, certe nella carta di quaderno di un bambino che preferirebbe stare a scuola piuttosto che lavorare (questa è retorica e di parte, va beh !) alcune annidate nella vagina vegetale di un fiore altre in un elettrodotto  . Ma avranno la memoria dei transiti? Secondo alcuni si, come sull’ acqua in cui la luna si è riflessa resta un’ impronta una traccia, una memoria: l’essenziale: l’impronta del rossetto sul bicchiere, quella dell’urina sulle mutande o in  gore secche sulle materasse; ci deddono essere tracce così penso sulle particelle infinitesimali della materia gore di noi, di fiore, di gatto sui neutrini danzanti macchiati d’essenziale, sicuramente enormi, per particelle ancora più minute, macchiati di macchie che ne spiegano la storia: niente è puro tutto è splendidamente macchiato,neutro mai e men che mai neutrino, fatto  piuttosto di macchie sovrapposte che negano per paradosso ogni substrato se non come limite all’individuazione d’origine della macchia di cui si perde memoria, bordo dei ricordi. La lepre pesta nel mortaio il filtro, trae l’essenziale e rigoverna, va nella case di tutti ed entra in contatto con l’essenziale di ognuno, va e rigoverna va e paga per entrare in contatto con l’essenziale, con ciò che ha reso ognuno tranSITOriamente immortale. Riflette ed elabora l’eternità  paga per essere un riflesso di un nuovo mondo dove si paga per aiutare, - è un regalo a  se stessi avere la possibilita di spendersi per gli altri- dove la sperimentazione scientifica è tutt’uno con la vita, con la casa  e gli affetti, senza  accelleratori  .piuttosto decelerando, ascoltaldo dei sughi le tracce residue, l’inafferrato, l’inafferrabile .  

postilla
Aion è il tempo  precronologico, acronologico: la convivenza degli spazio/tempo fuori dall'asse ternario (aeTERNO) di prima, ora, dopo; é una composizione a sciame (aiolo) sciamante non gerarchica, non divorante, in cui il tempo si fa compresenza di tutti gli spazi, aiola; qui si annullano i contrasti, le contraddizioni si amano facendosi cosmocaos ( da qui- pas paizon- forse ed in parte  arriva anzi sta, sciAMANO il RIGOVERNATORE Lunare, da sempre e per poco rigoverna e si spende.......... sciAMA...... )  

aggiunta terminale al telefono
Le particelle sono Leprotte  feconde,prolifiche e proletarie, .come la lepre sono fecondate da tutto ciò con cui si incontrano.
Memoria come genoma di vita futura-macchie.
Non esistono neutrini ma microsopici leprotti laSCIVI e prolifici.

venerdì 4 novembre 2011

Alcune riflessioni sul primo incontro del laboratorio del "Museo in Esilio" nel padiglione Spagna della Biennale di Venezia

Il "Museo dell'arte contemporanea italiana in esilio" ha realizzato un laboratorio all'interno della Biennale di Venezia nel Padiglione Spagnolo come parte del progetto “L'Inadeguato” dell'artista Dora Garcia.
L'Inadeguato è un progetto sulle marginalità artistiche e politiche dagli anni 70 ad oggi in Italia, con particolare riferimento al potenziale rivoluzionario della legge Basaglia non solo in ambito psichiatrico ma anche culturale.
Dora Garcia una volta scelta come unica artista del Padiglione Spagnolo ha deciso di trasformarlo in una serie di incontri/performance che lo renderanno attivo per tutta la durata della Biennale.
Il gruppo del “Museo in esilio” composto da Cesare Pietroiusti, Alessandra Meo, Mattia Pellegrini e Davide ricco ha deciso a sua volta di creare un laboratorio operativo diviso in due incontri.
In questo primo incontro abbiamo spiegato gli intenti del museo in esilio, quindi la ricerca di personalità che per qualche particolare caratteristica possano essere considerati” “artisti in esilio” ( esclusi o autoesclusi dal mondo dell'arte,personaggi che praticano ricerche eccentriche o hanno comportamenti eterodossi consapevoli o meno di fare arte, ma anche ricerche nell'ambito del parascientifico, del parapolitico, del parareligioso ...insomma in generale quei personaggi i cui comportamenti mettano in crisi le regole prestabilite dei sistemi di controllo).
Inoltre è stata l'occasione per far conoscere direttamente attraverso le loro performance tre artisti che già fanno parte del progetto (Fausto Delle Chiaie, Giuliano Nannipieri e Andrea Lanini)
Il secondo incontro a fine ottobre permetterà ai partecipanti di mostrare il materiale raccolto in questi mesi attraverso qualsiasi metodo di documentazione tenendo in considerazione però una dalla peculiarità del progetto cioè quello di adattarsi all'artista a seconda delle proprie qualità ed esigenze e non viceversa.

Il laboratorio si è infilato in una piega della piega del sistema Biennale. Trasformati dalla pedana centrale del padiglione L'Inadeguato in performer non troppo consapevoli si è creata una situazione di dibattito e di sperimentazione curatoriale ed artistica.
La discussione si è animata sui concetti di esilio, sulle pratiche di inclusione ed esclusione del sistema dell'arte e sulla messa in discussione di tali tematiche.
Non sono mancate le domande critiche e il lecito dubbio che portando in superficie certe ricerche si rischi di mescolarle con quel sistema che in realtà si sta criticando.
La risposta più significativa credo che sia stata data dagli artisti presenti che con le loro performance hanno destabilizzato, ognuno a suo modo, i vari ambiti precostituiti del controllo sulla produzione culturale ed artistica.

Giuliano Nannipieri già da prima del nostro ingresso ha iniziato le sue performance multiple che hanno attraversato tutta la durata del workshop.
Appena entrati lo abbiamo trovato sotto un telo nel centro del padiglione e poco distante un cellulare che squillava aspettando di interagire con lo spettatore (pagare per essere ascoltati) successivamente ha creato con farina ed acqua delle piccole palline, finti pidocchi da attaccare e poi riprendere pagando (pagare per esistere), performance da maestra come gli piace sottolineare che aveva già praticato nella scuola elementare dove insegna per togliere la paura del contagio del parassita ai bambini ed eliminare il pregiudizio verso i Rom (spesso additati dai genitori come i responsabili)
Tutto questo avveniva mentre si spiegava il progetto e le incursioni parassitarie di Nannipieri rendevano l'atmosfera ancor più interessante con un dialogo con Cesare Pietroiusti che si mostrava totalmente indifferente mentre Giuliano con la bocca staccava i “pidocchi” dalla sua testa, dialogo da grandi performer.
La multi performance è continuata con la consegna della seconda tesi dell'artista stampata in Falso adelfi “Dal corpo al corpus and back again: me stesso con e senza rete. Pratiche di costruzione della memoria. Storia come pubblicità e restauro della performance”.
Così al bordo della pedana ha allestito una colonna di suoi libri poi ha sistemato della carne (su cui scriveva “pagare per esistere”) e due lettere di rifiuto del suo lavoro da parte di Gagosian e Saatchi trasformate in adesivo .
Per concludere la mattinata ha poi posizionato fuori dall'ingresso del padiglione una piscinetta sgonfia che riempiva con secchiellate d'acqua dove si è rotolato violentemente quasi nudo (qui è riemerso il suo passato da artista body radicale) per poi iniziarvi a leggere una delle lettere mandate nei mesi di dialogo al “museo in esilio” portando progressivamente la propria voce al limite : “Questa italiana mi sembra una società fortemente egoica ovvero una società in cui i processi collettivi di semplificazione banalizzano alla coscienza i desideri profondi in percorsi di omologazione”.
La forza concettuale e l'impatto fisico di Giuliano sono state recepite da tutti i partecipanti confermando l'idea che ci sono grandi artisti che praticano fuori dal sistema.
Nel pomeriggio ha poi attaccato sul muro del padiglione adesivi con lettere ed immagini del proprio lavoro trascrivendo le caratteristiche fondamentali del suo pensiero, si è poi unito a noi nella discussione portando la sua grande carica di pensatore radicale.
Ha infine concluso il workshop attaccando 20 centesimi nelle sua “Opera ridotta a pubblicità”, un disegno stampato sul Poster/Manifesto del “Museo in Esilio” creato in vista di questo evento in collaborazione con la rivista “Boite” di Giulia Brivio e Federica Boràgina.

Fausto Delle Chiaie artista romano molto conosciuto soprattutto perché da più di vent'anni allestisce il suo “Museo a cielo aperto” in Piazza Augusto imperatore, ci ha incantato già nel giorno precedente al laboratorio quando appena sceso a Venezia è riuscito immediatamente ad individuare il contesto giusto per le sue azioni.
Con il suo finto cagnolino Lilly al guinzaglio ed il suo falso cellulare ha bloccato un' intera strada di passanti divertiti ed inconsapevoli di fare essi stessi parte dell'opera totale di Fausto Delle Chiaie.
All'interno del Padiglione è stato proiettato il video documentario sull'artista romano dal nome “Robaccia” http://www.youtube.com/watch?v=wLdteywPgTc
Successivamente ha risposto alle domande dei partecipanti ribadendo la convinzione che all'interno del contesto “l'opera è tutto”.
Quando gli è stata chiesta la reazione della polizia municipale e dei passanti in generale rispetto al suo lavoro ed al fatto di non avere permessi per esporre sul suolo pubblico Fausto ha affermato che nessuno chiede di togliere i suoi oggetti dalla strada perché la determinazione e la costanza della propria ricerca artistica hanno fatto si che lui e il suo museo siano parte integrante di quel contesto urbano e quindi non rimuovibili.
Del suo “museo a cielo aperto” come ci tiene giustamente a ribadire è il curatore,l'opera,il cassiere,il controllore,l'artista.. è tutto ripete, facendo una smorfia, carico di quell'ironia dono delle grandi menti.
Nella sua consapevolezza di essere un artista e di “dare molto più che una monetina a Roma e a chi passa” scardina profondamente i concetti di “artista” e di “museo” indagando le possibilità di una vita libera, fuori dagli schemi e dalle manie di successo “ufficiale” e denaro.

Andrea Lanini oltre ad aver partecipato attivamente alla discussione sulla pedana de L' Inadeguato ha deciso di creare fuori della Biennale un Happening dal nome “Di vino Pozzo” nel quartiere popolare di Castello appena fuori i giardini.
Riprendendo le caratteristiche essenziali della sua ricerca, quindi il dialogo con i contesto e la relazione con l'arte del passato ( la sua pratica artistica è sempre corsa parallela a quella di insegnate di Storia dell'arte), ha creato un “installazione generosa e potenzialmente generatrice di ebbrezza”.
Sullo sfondo della calle interviene su quattro panni attaccati in mezzo ai vestiti degli abitanti che rimandano ai maestri della pittura rinascimentale veneziana e poi allestisce un pozzo di cartone tagliato a mano posizionato tra due veri pozzi.
Il riferimento storico va a Veronese e alle Nozze di Cana quindi un pozzo non di acqua ma pieno di Vino. Dopo aver letto un bellissimo testo scritto per l'occasione ha iniziato a versare il Vino concludendo la giornata in maniera festosa e Dionisiaca, creando una di quelle “Zone autonome temporanee” , descritte da Hakim Bey, dove i pensieri vanno liberi i dibattiti si animano e tutto il conosciuto viene messo radicalmente in discussione, esempio e specchio di quelle situazioni che va cercando di creare il “Museo dell'arte contemporanea italiana in esilio”.
[Mattia Pellegrini]








                                                      


                                          
















Foto Letizia Romeo 



Considerazioni prima giornata di laboratorio museo in esilio:

Hal Foster ne Il ritorno del reale ricorda una frase di Donald Judd: "a work of art needs only to be interesting".
Nel suo caso, lo spostamento dal criterio di qualità a quello di interesse si rifaceva al pubblico del mondo dell'arte.
Nel nostro caso, sarà interessante capire come e in che modo si potrà espandere quel concetto ad esempio in ambiti come quelli dell'appropriazione, dell' identificazione, della cultura di massa e come in tutto questo opera la desublimazione dell'esperienza estetica, della sua concezione e del suo giudizio critico.
Riguardo i dubbi alzati rispetto al rischio di spettacolarizzare i risultati delle investigazioni, forse un modo per evitare quella deriva sarà approcciarsi al concetto di "curioso" nell' accezione latina della parola stessa, curiosus, che a sua volta deriva da cura, investigando i materiali e i soggetti che incontreremo, in un percorso che li porterà da materiali repressi a "materiali resistenti".     
[Chiaralice Rizzi e Alessandro Laita]







Divino pozzo_ Andrea Lanini




Il Laboratorio “Museo dell’Arte Contemporanea Italiana in Esilio” si svolgerà il 18 giugno nell’ambito del progetto di Dora Garcia “L’Inadeguato”, presso il Padiglione Spagnolo – Giardini della Biennale (orario a
partire dalle ore 11)

Dopo il laboratorio alcuni degli artisti partecipanti (Fausto Delle Chiaie, Andrea Lanini, Giuliano Nannipieri) realizzeranno performance e installazioni temporanee in vari luoghi della città di Venezia.
In particolare in Corte Nova (traversa di via Garibaldi) Andrea Lanini, a partire dalle ore 18.30, presenterà il suo lavoro Di vino pozzo, installazione generosa e potenzialmente generatrice di ebbrezza.

Siete tutti invitati a intervenire.